Mettere alla prova i propri limiti, sia fisici sia mentali, è qualcosa con cui Anna Stöhr ha fatto i conti fin da ragazzina, quando i suoi genitori, entrambi alpinisti, l’hanno iniziata all’arrampicata all’età di sei anni. Ma la ripidità e l’altezza della parete strapiombante di Ali Baba ha inizialmente messo paura alla climber austriaca. «Un sentimento soggettivo e irrazionale, che però puoi controllare perseverando con la pratica e l’allenamento su roccia», ha spiegato la Stöhr alla première del film.
Nella pellicola – visibile gratuitamente da oggi alle ore 14 sul sito salewa.com – l’atleta ricorda un episodio di alcuni anni fa, durante un climbing trip in Sardegna. A quell'epoca stava cominciando a meditare sulla sua evoluzione come scalatrice e aveva affrontato le sfide caratteristiche delle vie lunghe: «Ero impressionata da quelle pareti e volevo scoprire se ero in grado di scalarle. Avevo fiducia nelle mie abilità atletiche, ma avevo anche grande rispetto per l'altezza e l'esposizione di queste gigantesche pareti di roccia. Le mie abilità mentali, che ero così brava a usare durante le competizioni, sembravano inutili mentre dondolavo a 100 metri di altezza dal suolo. In quel momento mi diedi l’obiettivo di diventare una scalatrice più versatile».
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